Le autorità romene prevedono di affondare quattro chiatte nel Danubio per deviare una maggiore quantità d’acqua verso la centrale nucleare di Cernavodă, mentre il livello del fiume ha raggiunto valori criticamente bassi.

Gli esperti hanno riferito che, dopo la rimozione della formazione rocciosa di Pârjoaia, il livello dell’acqua nei pressi di Cernavodă si è inizialmente stabilizzato per poi aumentare leggermente di 2 centimetri.

Il Danubio ha raggiunto una nuova portata minima storica di 1.400 metri cubi al secondo, con due giorni di anticipo rispetto alle previsioni degli idrologi, scendendo al di sotto del precedente record negativo registrato nel 2003. Si tratta di una portata quasi tre volte inferiore alla media pluriennale di agosto, pari a 3.900 m³/s, secondo Ana Maria Agiu, portavoce dell’Amministrazione nazionale Acque Romene (ANAR).

La navigazione sul fiume è già compromessa da oltre due settimane. A Cernavodă il livello dell’acqua si attestava a -217 centimetri, 2 centimetri in più rispetto ai giorni precedenti. Le precedenti previsioni indicavano un calo fino a -233 centimetri entro venerdì; tale prospettiva è stata ora posticipata almeno all’inizio della settimana successiva.

Agiu ha spiegato che è in corso il completamento del carico dell’ultima chiatta e che gli esperti stavano valutando attentamente le forti correnti locali per garantire che l’affondamento controllato potesse avvenire in sicurezza per il personale. Una volta completata l’operazione, gli effetti sul livello dell’acqua dovrebbero manifestarsi rapidamente.

L’intervento punta ad aumentare il livello del Danubio nell’area di Cernavodă fino a 10-12 centimetri. Ciò compenserebbe il calo giornaliero di circa 2 centimetri previsto in precedenza e contribuirebbe a colmare il divario fino a quando le precipitazioni a monte, principalmente in Austria, inizieranno a influenzare la portata del fiume nel tratto romeno.

Per garantire il regolare funzionamento della centrale è considerata ottimale una portata di circa 2.000 m³/s all’ingresso del Danubio in Romania; anche un incremento di appena 100-200 m³/s contribuirebbe a mantenere i livelli minimi necessari per l’impianto.

Due delle chiatte sono state caricate con materiale roccioso nel sito della rimozione della formazione di Pârjoaia, sul vecchio ramo del Danubio; le altre due sono state trasportate da Galați. Escavatori pesanti da 35 e 60 tonnellate, dotati di martelli idraulici, hanno frantumato la roccia residua dopo le precedenti esplosioni controllate, consentendone il caricamento sulle chiatte. Ultima fase sarà quella di affondamento.

Le forze armate romene avevano effettuato ulteriori esplosioni della formazione rocciosa di Pârjoaia all’inizio della settimana per favorire il trasferimento del flusso d’acqua dal ramo Bala verso il vecchio canale del Danubio, che alimenta la centrale nucleare.

Il ministro della Difesa ad interim, Radu Miruță, ha definito positivi i risultati delle prime fasi dell’intervento, sottolineando che ogni giorno aggiuntivo di funzionamento della centrale ha un valore economico pari a circa tre volte il costo di queste operazioni. Ha inoltre accolto con favore l’aumento di 2 centimetri del livello dell’acqua, definendolo un guadagno netto di almeno 4 centimetri rispetto alla precedente tendenza al ribasso.

L’Unità 1 della centrale di Cernavodă era già stata fermata all’inizio della settimana, riducendo di circa il 10% la produzione nazionale di energia elettrica in un periodo caratterizzato da consumi elevati a causa del caldo estremo. Il protrarsi della ridotta portata del Danubio aumenta il rischio che anche l’Unità 2 possa essere soggetta a limitazioni operative o a uno spegnimento.

Questi interventi ingegneristici d’emergenza fanno parte di uno sforzo più ampio nella regione per gestire gli effetti della siccità prolungata e dei livelli record di magra del Danubio sulla produzione di energia nucleare, comprese le difficoltà analoghe affrontate dalla centrale ungherese di Paks.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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